Physio Invasiva 2.0: esperienza clinica e integrazione del trattamento

Physio Invasiva 2.0: esperienza clinica e integrazione del trattamento

L’elettrolisi percutanea rappresenta oggi una delle tecniche più avanzate nel trattamento delle patologie muscolo-tendinee, grazie alla possibilità di intervenire in modo mirato e sotto guida ecografica. In questo contesto, Physio Invasiva 2.0 si distingue come una soluzione pensata per integrare precisione, tecnologia e controllo clinico all’interno della pratica quotidiana.

Abbiamo intervistato il Dott. Davide Caccianotti, laureato in Podologia presso l’Università degli Studi di Milano e specializzato nella chirurgia del piede, per approfondire come questa tecnologia viene utilizzata nella quotidianità, quali benefici offre nella gestione del paziente e quale impatto ha sull’organizzazione dello studio.

Qual era la tua situazione professionale prima di adottare questa tecnologia e quali erano le sfide cliniche che sentivi la necessità di risolvere?

Mi sono approcciato all’elettrolisi per rispondere a due sfide principali nel nostro ambito podologico: la fascite plantare — che è probabilmente la patologia del tallone che vediamo più spesso in studio — e le tendinopatie achillee, sia inserzionali che non inserzionali. Prima di questa tecnologia, il nostro approccio era quello podologico riabilitativo classico: ortesi plantari ed esercizi. Spesso però dovevamo inviare il paziente all’esterno per la terapia strumentale.

Quali erano le principali difficoltà prima di introdurre questa tecnologia e cosa è cambiato?

Il limite era la frammentazione del percorso: una parte del trattamento veniva gestita internamente, mentre per altre terapie il paziente doveva rivolgersi altrove.
Oggi riusciamo a seguire il paziente in modo più completo, con continuità terapeutica e maggiore controllo clinico, oltre a di valorizzare l’uso dell’ecografia, anche dal punto di vista organizzativo ed economico.

Cosa distingue questo approccio e come viene percepito dal paziente?

L’elettrolisi ti permette un approccio molto più puntuale. Grazie all’ecografo, vai a ricercare la lesione e agisci esattamente in quel punto preciso.
Il paziente lo percepisce come un trattamento avanzato e specifico, che aumenta la fiducia nel percorso terapeutico.

Physio Invasiva 2.0: esperienza clinica e integrazione del trattamento

Quali risultati osservi?

I pazienti iniziano a stare bene in modo significativo tra la terza e la quinta seduta, soprattutto nella riduzione del dolore e nel recupero funzionale, anche in condizioni più complesse.

Come gestisci la risposta post-trattamento?

Informo sempre il paziente che nelle 24–48 ore successive può esserci una reazione: è parte del processo e spesso indica una risposta attiva del tessuto. In ogni caso è bene ricordare che la reazione è sempre soggettiva.

Quanto è importante la formazione?

È fondamentale: servono competenze ecografiche e manualità. Mi sono già iscritto a un Master in Podologia Ecoguidata. La macchina che utilizzo ha potenzialità enormi oltre l’elettrolisi galvanica, come la neuromodulazione, e voglio sfruttare ogni singola corrente disponibile per ampliare il mio raggio d’azione.

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