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» Domanda 9

D.:  Avete parlato di "carichi accomodanti" riferendovi ad apparecchi che oppongono al movimento del paziente una resistenza continuamente adattata alla forza via via raggiunta durante la riabilitazione. Su cosa si basano e cosa fanno questi apparecchi?

R.:   Ci sono essenzialmente due grandi categorie di carichi cosiddetti "accomodanti": quelli che variano in funzione dello spostamento fatto e quelli che variano in funzione della velocità raggiunta via via durante lo spostamento.
I primi sono essenzialmente a resistenza elastica: allungo un elastico e quello tira all'indietro con una forza tanto più grande quanto più l'ho allungato, cioè quanto maggiore è stato lo spostamento. Praticamente tutti i materiali solidi mostrano un comportamento di questo tipo, ma la maggior parte non sono adatti per il nostro scopo, dove è importante poter disporre di un allungamento ampio e un materiale leggero, con bassa inerzia, e più silenzioso possibile: la gomma di lattice è l'ideale perché può essere allungata straordinariamente tanto (in confronto agli altri materiali) mantenendo l'aumento di forza proporzionale allo spostamento, ed è indubbiamente leggera e silenzionsa durante il moto.
L'elastico di lattice può essere inserito su apparecchi concettualmente più o meno semplici per ottenere forze che reagiscono all'azione del paziente crescendo gradualmente con l'ampiezza dell'escursione, per cui, se il paziente facendo un esercizio non riesce ad arrivare oltre un certo punto ed è costretto a tornare indietro, man mano che arretra diminuisce anche la forza di richiamo dell'elastico e quindi l'azione rientra subito nel campo di forze controllabili dal paziente stesso, in buone condizioni di sicurezza.
Inoltre la leggerezza e quindi la bassa inerzia a parità di forze in gioco permette di realizzare strumenti ed esecizi relativi che possono essere usati anche ad alta velocità, e questo è molto utile nelle fasi finali della riabilitazione, quando si punta ad un vero e proprio "allenamento" della parte in cura.

Domanda 9

Il secondo tipo di carichi accomodanti si basa sulla resistenza viscosa: muovo una mano dentro un liquido ed incontrerò una resistenza tanto più grande quanto più alta è la velocità di spostamento. A parità di velocità e delle altre condizioni, ogni liquido opporrà una diversa forza più o meno intensa secondo le sue proprie "caratteristiche di viscosità". Ci sono degli olii che si oppongono al moto con forze mille volte più grandi di quelle dell'acqua. Qui il meccanismo di reazione è ancora più sicuro del precedente (l'elastico), perché qualunque esercizio faccia, come mi fermo non ho più alcuna forza che reagisce, in qualsiasi posizione mi trovo. Le applicazioni più note di questo principio sono l'Isocinetica e l'Idrodinamica, producibili generalmente con lo stesso apparecchio, e le forze di reazione che possono essere generate vanno praticamente da zero al massimo fattibile da un atleta in piena forma.
L'isocinetica è un caso limite di questo principio: fino ad una certa velocità non c'è alcuna reazione da parte della macchina, ma appena si tende ad oltrepassare la velocità limite stabilita, la macchina si oppone ad un ulteriore aumento, e lo fa con tanta forza quanta ne mette il paziente, per cui la velocità si stabilizza per quanto sforzo il paziente faccia, mentre se quest'ultimo smette di premere, anche la reazione della macchina sparisce. Un funzionamento isocinetico teorico, assoluto, con i repentini cambiamenti di forza facilmente conseguenti, non solo sarebbe difficile da realizzare, ma non sarebbe neanche ideale per la riabilitazione, perché si genererebbero degli "urti" durante il movimento ogni volta che si tende ad oltrepassare la velocità stabilita. Per questo i passaggi da forza zero a forza massima vengono sempre un po' "smussati" nel funzionamento reale. In questo senso l'Idrodinamica, seguendo più fedelmente le leggi della viscosità, ha un comportamento molto più dolce, ed è quindi più adatta nelle prime fasi riabilitative, mentre da ultimo  ha senso dare con l'Isocinetica anche delle sollecitazioni più forti, che possono anche essere usate come strumento diagnostico per fare una vera e propria misura dei risultati raggiunti, sia come forza che come qualità del movimento. 


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