D.: Tenendo conto che è una delle prime volte che sento questa parola, l'Ipertermia in cosa consiste?
R.: E’ noto che il calore è un principio terapeutico che funziona bene in moltissime patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, ma i risultati sono talvolta buoni, talvolta deludenti a causa del modo approssimativo e inefficace con cui spesso viene applicato.
Per superare questo limite si ricorre all’Ipertermia che è appunto una tecnica che produce una deposizione di calore più rigorosa e più efficace di quanto ottenibile con le altre tecniche di termoterapia.
In termini un po' più da addetti ai lavori si usa dire che "l’Ipertermia fisioterapica è quella termoterapia che riesce a trattare i tessuti interessati operando nello stretto intervallo di temperatura in cui il calore ha effettivo potere terapeutico ai fini della riabilitazione fisica".
Questa caratteristica è proprio l’elemento che permette di ottenere risultati superiori rispetto alle metodiche tradizionali anche se presenta problemi realizzativi di ben più difficile soluzione sia sotto il profilo teorico che tecnologico.
Uno degli aspetti più interessanti è che l’Ipertermia sostituisce vantaggiosamente (maggiore efficacia a breve e lungo termine, minore tempo di recupero) moltissime terapie fisiche, quali ad esempio:
- tutte le terapie basate sul solo calore endogeno (diatermia, cioè calore sviluppato all'interno dei tessuti da trattare): sistemi resistivi, capacitivi, capacitivo-resistivi; marconi-terapia; radarterapia; ultrasuoni quando usati per produrre calore
- tutte le terapie basate sul solo calore esogeno (calore applicato dall'esterno), tranne in quei casi in cui è richiesto di scaldare contemporaneamente tutto il corpo, come nei bagni termali (anche qui comunque l'ipertermia può dare un contributo insostituibile quando è necessario aggiungere calore ulteriore in un punto localizzato in profondità);
- gli ultrasuoni quando sono usati con fini non termici, nella maggior parte dei casi;
- il laser quando usato per produrre calore (cioè in gran parte dei casi pratici);
- la magnetoterapia nella maggior parte dei casi.
Inoltre l'ipertermia permette una consistente riduzione della dose di alcuni farmaci, come quelli antiinfiammatori ed antidolorifici con conseguente riduzione degli effetti collaterali.
Spesso ha dato risultati soddisfacenti dove tutti gli altri mezzi avevano deluso, anche se, ovviamente, non può funzionare su tutto.
L'intervallo di temperatura in cui il calore ha potenzialità terapeutiche è compreso fra 38 e 45,5°C, ma è fra 41 e 45,5°C che l'organismo reagisce in modo da esplicare al meglio le sue capacità di "autoriparazione", ed è qui che si usa il termine ipertermia.
Se si aggiunge che oltre i 45°C comincia il rischio di causare danni superiori ai benefici, e che l’organismo tenta di riabbassare la temperatura ai valori normali aumentando il flusso di sangue nel volume riscaldato, si intuisce facilmente quale delicatissimo “braccio di ferro” si viene a stabilire fra l’apparecchio che induce l’ipertermia e i tessuti sottoposti al trattamento, e quanto sia importante avere il costante controllo della temperatura in tutti i punti interessati.
D’altra parte proprio il maggiore afflusso di sangue (iperemia), tanto più alto quanto più alta è la temperatura, è uno dei fattori fondamentali che stimolano le capacità di “autoriparazione“ dell’organismo, e quindi è essenziale riuscire a indurlo nella misura ottimale caso per caso.
Negli altri tipi di termoterapia si è ben lontani dal raggiungere questi obiettivi, spesso il problema non viene neanche posto. Ed è questo che fa la differenza.