D.:Come si fa per riabilitare la propriocezione?
R.: Si segue il principio generale che serve non solo per "riabilitare", ma anche e ancora prima per "allenare" o "insegnare" qualsiasi cosa all'organismo: partendo da cosa sa già fare (o da cosa è ancora in grado di fare, se c'è stato un danno), lo si porta gradualmente verso l'obiettivo da raggiungere, possibilmente attraverso passi abbastanza piccoli perché riesca a farli ma più grandi possibile per fare prima e mantenere viva la motivazione.
Nel caso della riabilitazione dopo un danno, dovendo partire dalle capacità residue, bisogna stare attenti alla strada da seguire. Alcune funzioni della propriocezione infatti possono essere in qualche misura sostituite da un altro senso, primariamente dalla vista; questo è un bene in un primo momento perché permette di iniziare la riabilitazione non partendo da zero, ma poi è fondamentale cercare di spostare il lavoro di recupero dal senso sostitutivo a quello danneggiato, in questo caso la propriocezione, altrimenti quest'ultima non solo non verrà recuperata, ma addirittura verrà proprio messa da parte e quindi perduta.
Per esempio, se devo prendere un oggetto con una mano il cui braccio ha la propriocezione danneggiata, posso riuscirci correggendo via via il movimento se guardo la mano mentre la sposto: verrà un movimento imperfetto, a tratti, ma alla fine posso raggiungere lo scopo. Se faccio esercizi di questo tipo aiutandomi sempre totalmente con la vista, imparerò a muovermi benino ma non recupererò mai il movimento fluido e preciso di quando tutto era assistito dalla propriocezione. Perciò durante la riabilitazione va bene iniziare con l'aiuto sostanzioso della vista, ma poi gradualmente devo cercare di raggiungere lo scopo riportando il contributo della vista stessa al suo giusto compito.
Perché questo avvenga in maniera graduale non bisogna rendere difficoltosa la visione, ad esempio con schermi semiopachi, altrimenti il cervello, che è già abituato a servirsi della vista come senso primario, si impegnerà al massimo per decifrare quel poco che vede e ricavare l'informazione da lì, e la stimolazione della propriocezione verrà messa in un angolo.
Non è facile quindi ottenere la gradualità auspicata, ma si possono seguire delle strade che danno buoni risultati, per esempio:
1 – Invitare il paziente a distogliere volontariamente la vista dalla parte che deve muovere nell'esercizio, invitandolo a cercare di "sentire" come avviene lo spostamento, dando eventualmente solo ogni tanto un'occhiata di sfuggita per raccapezzarsi; in questo modo c'è una discreta probabilità che riesca a prestare sufficiente attenzione alla componente propriocettiva; qui molto dipende dalla "bravura" sia del paziente che del terapista che lo segue.
2 – Utilizzare un computer sul cui monitor un puntatore si sposta agganciato al movimento fatto dal paziente, c'è un percorso da seguire, il puntatore a sorpresa a volte sparisce e il paziente deve continuare sforzandosi di condurlo correttamente anche se non lo vede, e questo può farlo solo pilotando il movimento con la propriocezione; ogni tanto il puntatore ricompare e permette di correggere la posizione, alla fine si ottiene un punteggio basato su quanto uno è riuscito a rimanere vicino al percorso assegnato, così nel tempo si vede se ci sono miglioramenti.
Il secondo sistema è più efficace perché è molto più indipendente dalle prestazioni di paziente e terapista, e permette di effettuare una vera e propria misura dei progressi compiuti.
Easytech propone diversi apparecchi per la stimolazione della propriocezione, sia per l'arto superiore che per quello inferiore e per la postura nel suo complesso.