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» Domanda 11

D.: La "propriocezione" è un senso? Il sesto senso? Ha a che fare anche con l'equilibrio?

R.:  Facciamo un passo indietro anche se per molti scenderemo nel quasi banale.
Per capire cosa succede all'interno e all'esterno ed agire di conseguenza, il nostro organismo ha cinque  differenti tipi di "recettori sensoriali", cioè piccolissimi sensori elementari specializzati secondo il tipo di stimolo da rilevare: (1) meccanocettori, che segnalano deformazioni meccaniche del recettore o delle cellule adiacenti ad esso in conseguenza di forze applicatevi; (2) termocettori, che segnalano variazioni di temperatura; (3) nocicettori (recettori dolorosi) che segnalano un danno tessutale di natura fisica o chimica; (4) fotocettori, che segnalano stimoli luminosi nella retina oculare; e (5) chemocettori, che segnalano stimoli di natura chimica, come quelli gustativi nella bocca, olfattivi nel naso, ma anche molti altri interni per la concentrazione di ossigeno nel sangue, o dell'anidride carbonica o di altre sostanze nei vari liquidi corporei. Nel complesso sono centinaia di milioni, opportunamente installati per tutto il corpo in posizioni "strategiche" secondo le specifiche funzioni.
Ogni gruppo a sua volta comprende alcuni sottogruppi ancor più specializzati, e a guardar bene i "sensi" sono ben più dei cinque classici ai quali siamo abituati a pensare correntemente, ma questo argomento può essere schematizzato in molti modi diversi tutti sostanzialmente corretti, dipende da sotto quale aspetto guardiamo il problema e da ciò che vogliamo mettere in evidenza.

Nel nostro caso, per rispondere alla domanda, è conveniente raggruppare i sensori anzidetti nel modo seguente:
Esterocettori, sensibili a stimoli provenienti dall'esterno del corpo, comprendenti: meccanocettori, termocettori e nocicettori della cute (tatto, sensazione termica e dolorifica da danno superficiale), chemocettori della bocca e del naso (gusto e olfatto), fotocettori (vista), meccanocettori dell'orecchio (udito) e dell'apparato vestibolare (rileva direzione e verso della forza di gravità, cioè percezione della "verticale", di dove è "l'alto" e dove "il basso", inoltre rileva le accelerazioni di tutte le rotazioni della testa);
Enterocettori, sensibili a stimoli provenienti dall'interno dei visceri: essenzialmente chemocettori e nocicettori (non c'è un nome assegnato per questo senso o gruppo di sensi, ma per lo scopo presente non ci interessa);
Propriocettori, sensibili a stimoli meccanici raccolti dai muscoli, dai tendini, dalle capsule articolari ed altri tessuti: sono meccanocettori distribuiti nei tessuti anzidetti. Attraverso i propriocettori l'organismo "misura" le posizioni, le velocità e le accelerazioni relative delle varie parti del corpo fra loro, inoltre "misura" le forze a cui sono soggetti tutti i più piccoli elementi muscolari e i muscoli e tendini completi.
In tal modo, il corpo è in grado di "sentire" e controllare istante per istante la propria forma e le forze a cui è soggetto (lo stesso peso, per esempio), ogni muscolo a sua volta è contratto in maniera equilibrata in ogni suo punto interno.

Qualcuno si limita a definire propriocezione il "senso" ottenuto dal lavoro dei propriocettori appena descritti, e infatti ci siamo quasi, ma preferiamo considerare qualcosa di più completo: aggiungiamo anche il contributo dei meccanocettori contenuti nell'apparato vestibolare (nella testa, accanto agli orecchi e praticamente integrato con questi). Così alla percezione della propria forma e delle forze in gioco si somma la percezione dell'orientamento e delle rotazioni del corpo rispetto all'ambiente esterno, quindi si può dire che la capacità propriocettiva è la particolare sensibilità grazie alla quale l'organismo ha la percezione di sé in rapporto al mondo esterno, dal punto di vista "meccanico".  Possiamo certamente considerarla un "senso" a tutti gli effetti.

Forse, parlando di accelerazioni, rotazioni ecc. siamo finiti nel complicato, rimettiamo i piedi per terra con degli  esempi "classici".
Stendo un braccio, chiudo gli occhi e comincio ad avvicinare la mano con l'intenzione di toccarmi la punta del naso con l'indice; non vedo quello che sto facendo, ma "sento" la posizione via via assunta dalla mano e di solito riesco nell'intento con una buona approssimazione. Questo è un classico lavoro della propriocezione.
Il fatto stesso di stare in piedi, soprattutto ad occhi chiusi, è possibile soprattutto grazie alla propriocezione: qui non solo i sensori distribuiti per tutto il corpo mi dicono che forma ho e a quali forze sono soggetto (è facile intuire che quelli sotto i piedi hanno un ruolo fondamentale), ma inoltre l'apparato vestibolare mi dà continuamente l'orientamento della testa rispetto alla verticale per cui capisco se sta cambiando e come. Da qui, senza che io neanche debba esserne cosciente, il sistema nervoso pilota i muscoli giusti nel modo giusto per mantenere la posizione eretta senza cadere. Si chiama, ovviamente, equilibrio.   L'equilibrio è uno dei "prodotti" della propriocezione.


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