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D.:  Visto che i carichi accomodanti sono costituiti, stringi stringi, da elastici e liquidi, perchè non usare direttamente e semplicemente degli elastici attaccati a mani e piedi e una bella vasca con l'acqua, invece di apparecchi più o meno complicati?

R.:   Perché si tratta di momenti diversi della riabilitazione, in cui si usano principi simili per scopi diversi.
L'utilizzo diretto degli elastici e dell'acqua permette tutti i gradi di libertà possibili, quindi è idoneo dopo che la funzione danneggiata è stata riportata ad un livello di funzionamento prossimo alle altre funzioni vicine e quindi è il momento di lavorare sul movimento completo con l'uso di tutte le parti del corpo come avveniva prima del danno.
Il ruolo della vasca con l'acqua poi è solo marginalmente come carico accomodante, mentre è più importante per la possibilità di annullare quasi del tutto il peso del corpo e quindi più che una "resistenza" va visto come una "facilitazione", da usare fino dalle prime fasi riabilitative quando sussistono le condizioni adatte per farlo (infatti non sempre è disponibile una vasca, non sempre è possibile far lavorare "quel" paziente in acqua).
Quando invece è necessario "risvegliare" prima e potenziare poi una particolare funzione danneggiata, è più idoneo un apparecchio che isola "quel particolare" movimento e introduce la resistenza accomodante in "quella particolare" direzione in cui è richiesta e con la dovuta intensità. Ecco che qui è importante poter introdurre vincoli specifici (cerniere, guide lineari ecc.) che guidano il movimento in modo da utilizzare – e quindi stimolare, rieducare, allenare – specificamente la parte che per natura deve svolgere quel compito.
Il fatto poi di avere un movimento semplice, chiaro, ben definibile, con forze e resistenze in gioco ben note, e il tutto misurabile con appositi sensori e un computer, permette di quantificare i risultati dell'esercizio e fare confronti nel tempo oppure fra parti controlaterali (es. braccio destro e braccio sinistro) per valutare se e quanti progressi si stanno ottenendo durante il percorso riabilitativo.
Inoltre le resistenze "viscose" che si ottengono con gli apparecchi isocinetici e idrodinamici possono essere, volendo, anche enormemente più grandi di quelle ottenibili semplicemente col movimento in acqua, e questo è fondamentale nelle fasi di potenziamento.
E' da tutto questo che nascono gli "apparecchi più o meno complicati".

L'esempio forse più eclatante di quanto detto è l'applicazione dell'isocinetica al ginocchio. Il paziente si siede sulla poltrona della "macchina", i piedi non toccano per terra, parallela alla gamba c'è una leva incernierata proprio all'altezza del ginocchio; l'altra estremità viene fissata alla gamba con un supporto imbottito, poco più su della caviglia; poi il paziente viene invitato ad estendere il ginocchio e poi riportarlo indietro più volte al massimo della velocità, della forza e dell'escursione di cui è capace: in poche "pompate" l'apparecchio è in grado di valutare non solo la forza (più tecnicamente il "momento di forza" o "coppia") espressa dal "dispositivo ginocchio", ma anche, angolo per angolo di rotazione, se ci sono e quanto sono rilevanti eventuali cedimenti di potenza.


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